
“Non possiamo insegnare nulla a un uomo; possiamo solo aiutarlo a scoprire ciò che ha dentro di sé.” – Galileo Galilei
A volte senti che qualcosa non torna, anche se tutto sembra andare bene
Magari sorridi, fai mille cose, sei sempre quella che ascolta gli altri, che tiene tutto insieme.
Ma dentro… c’è un punto che tira.
Una sensazione che ti accompagna, sottile:
“C’è qualcosa che non va. O forse sono io a non essere più la stessa.”
Non è tristezza vera, non è panico. È solo che vorresti fermare il mondo un attimo. Capire cosa stai provando davvero. Respirare.
E ritrovarti.
Il counseling non è una terapia. È uno spazio tutto per te.
A volte basta quel senso sottile di disallineamento,
quella sensazione che la tua vita stia procedendo…
ma non nella direzione del tuo cuore.
Può essere un cambiamento che non hai scelto,
una decisione che rimandi da troppo,
oppure il semplice desiderio di tornare a riconoscerti nei tuoi giorni.
Il counseling non arriva “dopo”.
Arriva mentre tutto si muove dentro di te,
mentre senti che qualcosa chiede spazio, voce, ascolto.
È in quel “frattempo emotivo”, in quella sfocatura delicata,
che può iniziare qualcosa di nuovo.
Non è una terapia d’urgenza.
È una scelta di cura consapevole,
quando scegli di non aspettare che le cose esplodano,
ma di affrontarle mentre stanno ancora sussurrando.
Il counseling, è un percorso di ascolto e consapevolezza,
un tempo sospeso in cui puoi rallentare e guardarti con occhi nuovi.
È per chi sente che qualcosa sta cambiando, dentro o fuori.
Per chi vuole ritrovare chiarezza, forza, e un po’ di pace.
È uno spazio in cui puoi lasciarti andare,
senza dover dimostrare niente a nessuno.
Dove puoi dire le cose come stanno, anche quando non sai bene da dove cominciare.
Dove puoi essere solo te stessa, senza filtri.
Cosa fa un counselor?
Io non ti dico cosa devi fare.
Ma ti ascolto finché tu inizi a sentire cosa vuoi fare davvero.
Ti aiuto a mettere ordine dove c’è caos, a dare nome a ciò che senti, a riscoprire quella parte di te che si era nascosta per un po’.
Perché tu non sei bloccata: sei in trasformazione. Solo che nessuno te lo ha detto.
Counselor o psicologo? Ti spiego la differenza…
Se hai mai pensato: “Ho bisogno di parlare con qualcuno, ma non so bene da chi andare”, sappi che ci sono passata anche io.
Spesso ci insegnano che per chiedere aiuto dobbiamo avere un problema “serio”.
Un trauma, una crisi, qualcosa che giustifichi.
Ma la verità è che a volte basta sentirsi fuori posto nella propria vita. Sentire che non siamo più allineate a quello che facciamo, pensiamo o sentiamo.
E lì nasce la domanda:
Counselor o psicologo?
Il counselor è per quando ti senti persa, ma non rotta.
Per quando c’è un cambiamento in corso, una decisione sospesa, un momento della vita che ti confonde.
È una figura che ti prende per mano e cammina con te, nel presente.
Non ti analizza, non scava nei ricordi: ti guarda oggi, ti ascolta adesso.
E ti aiuta a ritrovare la tua direzione, quella che a volte si nasconde sotto mille “dovrei”.
Lo psicologo, invece, ti accompagna anche nei tuoi ieri.
Nei nodi profondi, nelle ferite, nei perché che vengono da lontano.
Il suo è un lavoro delicato, terapeutico, e può andare molto in profondità.
Io sono counselor relazionale e futura psicologa.
Questo mi permette di avere uno sguardo ampio, ma anche una delicatezza che viene dall’esperienza, non solo dai libri.
Ti accolgo così come sei. E insieme capiamo da dove iniziare — senza etichette, senza pressioni.
Perché a volte non ti serve scavare.
Ti serve ricordare chi sei.
E ripartire da lì.
“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi
occhi.”
Marcel Proust
